Prima presentazione Spoleto, Piano terra Biblioteca Comunale, venerdì 19 giugno 2026, ore 17:30.
Oltre all’autore interverranno Mario Lucidi (scrittore e moderatore), Enrico Luceri (scrittore), Rita Boini (Giornalista “Corriere dell’Umbria” e scrittrice). Letture: Franca Reggiani e Alessandro Preda
Prefazione a
Nero Trasimeno
a cura di Enrico Luceri
“Lei ha sei mesi di vita” -mi disse l’ufficiale medico alla visita di leva.
Anni dopo lo cercai, volevo fargli sapere che ero sopravvissuto, ma era morto lui. È andata sempre così: mi pronosticavano la fine, io sopravvivevo, sono morti loro.
Sono parole pronunciate da Giulio Andreotti (interpretato dall’attore Toni Servillo) nella prima scena del film Il divo di Paolo Sorrentino.
Sono parole che con qualche lieve differenza ho sentito pronunciare spesso sulla durata ormai generazionale del giallo classico.
Quello canonico, per intenderci, dove c’è un crimine (di solito un omicidio), un mistero da risolvere con un’indagine, un investigatore che si aggira fra sospetti e sospettati, qualche colpo di scena (inevitabile), e una soluzione che svela senza lasciare dubbi sia il movente che l’identità dell’assassino.
Messa così, sembra una faccenda semplice da raccontare.
E invece no.
Scrivere un giallo vero significa eseguire una ricetta con alcuni ingredienti precisi: atmosfera, ambientazione, personaggi, trama di genere, colpi di scena. E ovviamente conoscerli bene per calibrarne le dosi, perché ognuno collabori alla riuscita della storia, senza perdere il proprio sapore.
E nel romanzo Nero Trasimeno di Roberto Rapastella questi ingredienti/elementi ci sono tutti, e nelle dosi giuste.
La trama: l’esplosione di un colpo di doppietta nella notte, un cadavere sul pavimento di una canonica, denaro sottratto, scheletri nell’armadio che escono presto allo scoperto, un’indagine complessa e delicata. Un gioco di specchi, che restituiscono un’immagine uguale a contraria all’originale, un labirinto di dubbi, accertamenti, indizi che diventano prove, prove che si rivelano fasulle, testimonianze vere o false, comportamenti coerenti o contraddittori, piste investigative che sembrano promettenti, ma solide non sono, altre che appaiono improbabili e sono invece quelle giuste.
I personaggi principali: nella prefazione a un giallo, meglio evitare di accennare all’assassino, che deve rimanere sconosciuto fino in fondo. E allora osserviamo il detective e la vittima.
Il primo è un commissario di nome Giovanni Pettinari, ruvido come la corteccia dei sigari che fuma, che sa essere molto persuasivo con i testimoni riluttanti a parlare o proprio reticenti, problematico quanto basta nel privato e nel lavoro (alle prese con una ex-moglie, un figlio ostile, le difficoltà di una figlia amatissima, e l’inevitabile relazione sentimentale). Un poliziotto.
La vittima è don Vincenzo Fumini. Un prete divisivo e diviso, che coniuga senza apparente scrupolo di coscienza lo sforzo dell’inclusione dei più fragili e indifesi con una certa debolezza a resistere alle tentazioni della carne, che maneggia più il denaro che il breviario. Una vittima.
L’ambientazione: Passignano, sulle rive del Trasimeno, diventa molto più che una quinta, un fondale dove si svolge la vicenda, perché è quasi un personaggio, mentre l’atmosfera è quella del lago, dove la superficie delle acque, solo a volte appena increspate da una brezza leggera, nasconde un fondo imprevedibile. Limpida, certo, e anche inquietante quando non si vede vegetazione o fauna. Forse i segreti che custodisce una piccola comunità sono simili a un animale spaventoso che si annida in qualche grotta nelle profondità del lago, ed emerge solo al buio, per scivolare sul pelo dell’acqua alla ricerca dell’inevitabile preda.
L’atmosfera è quella rarefatta della provincia, che avvolge una piccola comunità in un abbraccio languido, in apparenza, ma aggressivo (a volte) nella sostanza. Un concentrato di quieti e pacati modi di vivere, che conservano e custodiscono valori antichi, e invece celano colpe, peccati, vizi e debolezze.
I colpi di scena: sassi che frantumano una vetrata, anzi lanciati sulle placide acque del lago, dove disegnano cerchi concentrici sulla sua superfice. Certezze che si sgretolano di colpo, e assumono altri significati. Fino alla scoperta dell’assassino.
Un’indagine attraverso la prospettiva del commissario Giovanni Pettinari, un uomo spigoloso, irruente quanto intuitivo e riflessivo al momento opportuno, che si confronta e scontra con gli esponenti della società rispettabile della provincia: curia, autorità civili, politiche, amministrative, e i soliti superiori preoccupati dalla possibilità di turbare gli equilibri della piccola comunità. E pure con la stampa che anche in queste piccole realtà cerca di fare il suo mestiere, e di ottenere risposte per la pubblica opinione anche ricorrendo a comportamenti provocatori.
Su tutto, il profumo, i colori, la luce, l’aria del lago e delle sue tradizioni, che sanno di buono come la gastronomia umbra, e le sue ricette tradizionali cucinate con ingredienti genuini.
Come la ricetta di un giallo vero, anzi canonico, che il cuoco, anzi lo scrittore, Roberto Rapastella, conosce bene e ancora meglio prepara.
Buona lettura e buon giallo a tutte e tutti!
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